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Taxation White Paper: Investors’ perspective on getting it right

Editore: Invest Europe
Data di pubblicazione: 19-02-2026
Lingua pubblicazione: Inglese

White Paper a opera dei membri del Tax Innovation Working Group di Invest Europe, tra cui Angelo Rocco Bonissoni.
Disponibile su Invest Europe (link) e ripreso da Bloomberg (link).

Affrontare seriamente il tema dell’attrazione degli investimenti in Europa richiede un cambio di paradigma. Ridurre la burocrazia e contenere l’iper-regolamentazione, obiettivi spesso evocati nel dibattito pubblico, è condizione necessaria, ma non più sufficiente. La vera svolta consiste nell’adottare un approccio più realistico e strutturale, che riconosca gli investimenti come un fattore essenziale per lo sviluppo della società, al pari di un bene pubblico. L’investimento contribuisce alla risposta alle domande che provengono dalla società: lavoro, capacità di spesa e risorse per soddisfare i propri bisogni.

In questa prospettiva, il capitale non è soltanto uno strumento di rendimento privato, ma un vettore di crescita economica, innovazione e coesione sociale. Ciò implica anche un ripensamento del ruolo degli investitori istituzionali, chiamati a operare non solo come allocatori di risorse, ma come attori strategici all’interno di un ecosistema più ampio.

Una visione realmente efficace dev’essere olistica e abbracciare l’intera filiera dei soggetti e delle operazioni di investimento: dalla raccolta dei fondi alla gestione dei capitali e degli investimenti, fino alle fasi di disinvestimento. Non si tratta di moltiplicare incentivi o agevolazioni, bensì di costruire un contesto normativo e operativo coerente con gli obiettivi, capace di accompagnare l’evoluzione dei mercati. In questo quadro emerge con forza la necessità di pervenire a un sistema più armonizzato, fiscale ma non solo, capace di guardare al mercato, alle strutture di investimento, di gestione e di finanziamento con approccio coraggioso e innovativo, improntato al forward looking, disancorandosi dai vecchi metodi, e capace di proporre sistemi in grado di ridurre le frammentazioni tra ordinamenti nazionali, che oggi rappresentano un ostacolo concreto alla mobilità dei capitali.

In tale direzione, il dibattito su una possibile “28° giurisdizione” europea merita “attenzione”: un regime sovranazionale opzionale, dotato di regole uniformi e certe, potrebbe rappresentare una soluzione pragmatica per attrarre investimenti su scala continentale, offrendo agli operatori un ambiente più prevedibile e competitivo rispetto alla frammentazione attuale. Poi, però, “l’attenzione” deve lasciare lo spazio alla determinazione per la sua implementazione.

Le trasformazioni in atto nel mondo finanziario, anch’esse governate dall’innovazione, rendono questa esigenza ancora più urgente. L’uso crescente dell’intelligenza artificiale nei processi decisionali, nella gestione dei portafogli e nelle strategie di uscita sta ridefinendo le dinamiche del settore. Allo stesso tempo, si assiste a una progressiva espansione degli investimenti verso asset class sempre più intangibili, mentre piattaforme tecnologiche avanzate rivoluzionano i sistemi di regolamento e settlement delle operazioni.

Questi sviluppi rappresentano, al contempo, un’opportunità e un segnale d’allarme. Opportunità, perché aprono spazi inediti di efficienza e creazione di valore. Segnale d’allarme, perché evidenziano il rischio di un ritardo europeo nell’adattamento del proprio quadro normativo e operativo.

La sfida, dunque, non è semplicemente attrarre più capitali, ma farlo in modo intelligente e sostenibile, dotandosi di strumenti (fiscali ma non solo) adeguati a governare un contesto in rapida trasformazione. In gioco non c’è soltanto la competitività dei mercati europei, ma la capacità stessa del continente di restare protagonista nell’economia globale del futuro.

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